La recensione della Rivista Eolo

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DANIELE MILANI - Storia del gigante Giovanni
Quando Daniele Milani entra in scena ne la "Storia del gigante Giovanni" i bambini rimangono a bocca aperta. Non c'è null'altro che lui in scena (e così sarà per tutti i 50 minuti circa). Ma è abbastanza. Vestito da pilota d'aereo-meccanico con un tocco di ali da angelo (i costumi sono di Bartolomeo Giusti), l'attore cattura subito l'attenzione del pubblico anche grazie a una "calata" fatta da suoni strani e strafalcioni onomatopeici che lo rende evidentemente simpatico. Così, spiega di essere un gigante. Ma un gigante buono. E anche se non ne ha le fattezze (lui dice "sono un bonsai di gigante"), i bambini lo stanno ad ascoltare, seguendolo in quella lingua molto inventata che fa sembrare il Gigante Giovanni un personaggio di Jonathan Safran Foe tanto parla strano.
E invece lo spettacolo in prima nazionale, presentato dalla compagnia aquilana "A bocca Aperta" è liberamente tratto da un testo per bambini (il "Ggg" di Dahl Roald, scrittore ormai amato dai più piccoli anche grazie all'ultima riduzione cinematografica de "La fabbrica del Cioccolato"). La trama è tutta incentrata sulle buffe usanze di un gigante "ruba sogni" che conosce una bambina immaginaria con la quale salva, a suo modo, il mondo una volta che questo viene assaltato dai giganti cattivi. La storia continua, quindi, sulla scena di un party organizzato dalla regina d'Inghilterra che compare inaspettatamente a metà del racconto. Spunti divertenti e molto accattivanti accompagnano la rappresentazione.

Lo spettacolo è consigliato a un pubblico dai 6 anni in su. Buona scelta perché l'affabulazione tende a essere, comunque, un po' complicata e forse anche un po' lunga per i bimbi più piccoli ai quali sarebbe piaciuto vedere qualche oggetto in più durante il racconto. Ma Daniele Milani, a cui si deve anche il testo e la regia, non delude. Cambia voce, cambia toni senza fallo. E poi, rispetta sufficientemente ruoli e proporzioni mimiche. Così riesce a strappare anche molte risate dal pubblico adulto anche grazie ad alcuni riferimenti diretti a parti del corpo un po' "tabù", trattati qui con estrema delicatezza e ironia.

MARIA CRISTINA CERESA